- 24 marzo 2025
Ernia Cervicale: cos’è, sintomi, cure, terapie e intervento
Quando si parla di ernia cervicale si ha a che fare con la fuoriuscita del nucleo polposo dal disco intervertebrale e il suo deposito tra le fibre dell’anulus, il tutto causato da un’eccessiva compressione anteriore o posteriore.
La condizione può essere dolorosa, talvolta invalidante, e portare a conseguenze gravi se non trattata correttamente. In alcuni casi, sicuramente i più gravi, può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico.
Cos’è l’ernia cervicale
L’ernia del disco, o ernia discale, è una patologia del disco intervertebrale (discopatia) e consiste nella fuoriuscita del nucleo polposo dall’anulus. Nello specifico, l’ernia cervicale non è altro che un’ernia del disco localizzata lungo il tratto cervicale della colonna vertebrale.

I sintomi neurologici dell’ernia cervicale
Il principale sintomo dell’ernia cervicale è la cervicalgia, più comunemente conosciuta come dolore al collo che, in alcuni casi, può essere talmente forte da causare rigidità e limitazione del movimento. Non sono pochi, poi, i pazienti che accusano sintomi tipici dell’irritazione delle radici nervose del tratto cervicale e, quindi, una sintomatologia di origine neurologica. Nel dettaglio:
- dolore all’arto superiore, che può coinvolgere braccio, spalla, avambraccio, mano e dita (dolore radicolare);
- formicolio, intorpidimento, alterazione della sensibilità cutanea e debolezza muscolare a carico dell’arto superiore, dalla spalla alle dita della mano.
L’insieme di questi disturbi neurologici viene definito dagli esperti radicolopatia cervicale, che interessa tutti quei distretti raggiunti dai prolungamenti delle radici nervose irritate.

Quali tipi di ernia cervicale esistono?
Esistono diverse forme di ernia cervicale, che si differenziano in base al tipo di compromissione discale:
- ernia cervicale contenuta, quando il nucleo polposo deforma l’anulus ma non fuoriesce;
- ernia cervicale protrusa, quando si forma una protuberanza verso il canale vertebrale;
- ernia cervicale espulsa o migrata, quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anulus e invade la zona circostante.
Inoltre, si può compiere un’ulteriore distinzione tra ernia cervicale dura ed ernia cervicale molle.
Ernia cervicale dura
In caso di ernia cervicale dura, oltre alla degenerazione del nucleo polposo, si forma anche un’escrescenza ossea nel margine articolare, definita osteofita. Nella maggior parte dei casi avviene anche una stenosi, cioè un restringimento del canale vertebrale, che comporta debolezza muscolare e anomalie nei riflessi osteo-tendinei.
Ernia cervicale molle
L’ernia cervicale molle, invece, è la tipica conseguenza dei traumi violenti (come il colpo di frusta) e delle usure, infatti è tipica dei pazienti al di sotto dei 50 anni di età. In questo caso, a erniare è esclusivamente il nucleo polposo, che va a comprimere le radici spinali causando dolore e senso di intorpidimento.
Le cause dello schiacciamento dei dischi vertebrali
Le principali cause dell’ernia cervicale e, più in generale, della degenerazione dei dischi vertebrali sono le seguenti:
- invecchiamento, un fenomeno prettamente fisiologico che comporta una progressiva disidratazione dei dischi intervertebrali. A ciò segue una perdita di elasticità e resistenza e, al contempo, le fibre dell’anulus sono soggette al fenomeno di delaminazione, che compromette la loro capacità di contenere al loro interno il nucleo polposo;
- traumi violenti al collo, in primis in cosiddetto colpo di frusta in occasione di incidenti stradali. Possono sottoporre l’anulus a uno stress talmente importante da lesionarne le fibre, il che permette al nucleo polposo di fuoriuscire all’esterno;
- sovraccarico funzionale, cioè quando si sollevano carichi molto pesanti in modo ripetitivo e continuativo che vanno a danneggiare le strutture del collo.
Oltre a queste cause principali, all’ernia cervicale concorrono ulteriori fattori di rischio:
- postura scorretta;
- deficit muscolare;
- debolezza dei tessuti legamentosi;
- alterazione della struttura vertebrale;
- predisposizione genetica, familiarità;
- spondilosi cervicale;
- malattie del tessuto connettivo.

Come si può curare l’ernia cervicale?
Il trattamento dell’ernia cervicale dipende dall’entità della condizione e dalla sintomatologia in corso. Se il paziente è asintomatico o avverte disturbi lievi è possibile procedere con la terapia conservativa; se quest’ultima non va a buon fine o la condizione tende a peggiorare nel tempo, allora è necessario ricorrere all’intervento chirurgico.
La Terapia conservativa
In presenza di ernia cervicale di lieve entità gli specialisti optano per la terapia conservativa, basata su manovre specifiche, mobilizzazioni e manipolazioni fisioterapiche eseguite con cadenza regolare. L’obiettivo è di ridurre la pressione esercitata dall’ernia cervicale sul nervo, in modo da alleviare il dolore.
Al contempo, la terapia conservativa per l’ernia cervicale prevede anche il trattamento farmacologico che, di solito, prevede la somministrazione di:
- farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene, naprossene, diclofenac e acido acetilsalicilico, che alleviano il dolore ed esercitano un’azione antinfiammatoria;
- farmaci miorilassanti, come diazepam e ciclobenzaprina, che riducono gli spasmi muscolari provocati dall’ernia cervicale;
- iniezioni epidurali di farmaci antidolorifici e/o analgesici, utili in caso di ernia cervicale particolarmente dolorosa.
Alcuni pazienti trovano sollievo indossando un collare, soprattutto a seguito di un incidente automobilistico, e sottoponendosi a terapie fisioterapiche strumentali come la ionoforesi, che consente di somministrare il farmaco in via sottocutanea tramite corrente continua prodotta da un generatore.
Quando è necessario l’intervento chirurgico?
Se con la terapia conservativa non si ottengono i miglioramenti sperati o se la condizione del paziente si aggrava al punto da rendere il dolore insopportabile, allora è necessario intervenire chirurgicamente per decomprimere il nervo interessato.
La tecnica chirurgica indicata per l’ernia cervicale è la discectomia, che può essere anteriore o posteriore:
- discectomia anteriore + fusione: si pratica una piccola incisione sulla parte anteriore del collo per rimuovere il disco erniato e sostituirlo con un piccolo frammento osseo, solitamente prelevato dal bacino del paziente stesso. Il procedimento prende il nome di fusione che, talvolta, prevede l’inserimento di viti o placche metalliche per ridurre il rischio di fallimento. L’intervento si esegue in anestesia totale e richiede l’ospedalizzazione del paziente di circa 2-3 giorni, che potrà ottenere un recupero graduale nell’arco di 7-14 giorni;
- discectomia posteriore: si sceglie raramente ed è destinata prevalentemente alle ernie cervicali laterali. Prevede l’innesto di protesi discali artificiali che vanno a sostituire il disco malato cercando di preservare quanto più possibile il movimento e le funzionalità del rachide. Segue fusione intervertebrale.
La scelta della tecnica chirurgica spetta sempre al neurochirurgo, che tiene conto dell’entità della condizione del paziente, delle sue caratteristiche e degli obiettivi che desidera raggiungere.

I tempi di recupero
A seguito di un intervento di discectomia, il paziente deve osservare un periodo di convalescenza di circa 30-40 giorni, durante i quali deve assolutamente astenersi dalla guida e dai lavori pesanti, non deve guidare e deve riposare quanto più possibile.
Nel corso del post-operatorio, il paziente deve sottoporsi a controlli di routine regolari per accertare che l’intervento sia effettivamente riuscito e monitorare i progressi.
FAQs
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Dove colpisce l'ernia cervicale?
Le ernie cervicali colpiscono frequentemente le radici nervose a C6 e C7.
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Quanto tempo ci vuole per guarire da un'ernia cervicale?
Nella maggior parte dei casi l’ernia cervicale guarisce spontaneamente, quindi bisogna avere pazienza e attendere da 3 settimane a 1 mese.
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Cosa si rischia con l'ernia cervicale?
Se l’ernia cervicale viene sottovalutata o non trattata adeguatamente può causare intorpidimento delle mani, debolezza di braccio e mano, goffaggine, perdita di equilibrio, rigidità delle gambe, incontinenza e disturbi a carico degli sfinteri.
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Come dormire con un'ernia cervicale?
In presenza di ernia cervicale è consigliato dormire in posizione supina, quindi a pancia in su, per mantenere la colonna vertebrale ben allineata.
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Cosa non fare con l’ernia cervicale?
Chi ha un’ernia cervicale deve assolutamente evitare di compiere movimenti bruschi e improvvisi, sollevare carichi eccessivi, dormire in posizione prona (a pancia in giù) con il capo girato su un lato, eseguire esercizi fai da te e praticare attività sportive intense.

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Dott. Antonio Diego Bruno
Specialista in Chirurgia vertebrale